La Volontà – seconda parte

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Ercole e l'Idra - Antonio del Pollaiolo

Che cos’è la volontà? Essa è la più grande forza esistente nell’uomo ed anche la forza fondamentale  della Natura,  origine e sorgente di tutte le altre forze che non ne sono che aspetti o riflessi particolari; il paragonare la forza di volontà alle forze della natura, che secondo i concetti ordinari sono considerate prive di intelligenza, potrà sembrare poco appropriato, ma chi vorrà riflettervi su vedrà invece che esse hanno un’unica origine, perché tutte derivanti dall’Uno.

La volontà è primitivamente e fondamentalmente una manifestazione di Dio e le sue origini si perdono con l’origine di Dio. Essa è un aspetto dell’Essere, una proprietà a Lui inerente e non può avere altra origine: non è l’azione, ma è la causa dell’azione e ad essa pre-esiste.  Non è neppure il pensiero, ma è da questo indipendente: per quanto si esprima col pensiero, la sua vera essenza è di natura superiore; manifestandosi direttamente dallo Spirito essa è originariamente di natura puramente spirituale.

Il suo carattere appare essenzialmente attivo e positivo, partecipando della polarità, attiva o positiva della personalità umana – emanazione dello Spirito; la volontà, per se stessa, non è capriccio, non è né l’emozione né il desiderio: la pura volontà, emanando dalla parte più elevata dell’Essere, non può avere alcuna imperfezione o difetto, come non può avere alcuna limitazione.

I difetti e le limitazioni che si attribuiscono alla volontà non sono ad essa inerenti, come non sono inerenti a Dio di cui è proprietà inseparabile, ma dipendono esclusivamente dalle imperfezioni della mente o del corpo che costituiscono sempre un ostacolo – maggiore o minore a seconda dello sviluppo – alla sua perfetta e libera manifestazione. Ma la Volontà è sempre, di sua natura, perfetta e le imperfezioni risiedono solo nei mezzi in cui si manifesta.

In questo senso è assurdo parlare di sviluppo della Volontà poiché, essendo perfetta, non è suscettibile né di aumento né di diminuzione.  Per educazione e sviluppo della volontà bisogna invece intendere la cultura e lo sviluppo dei mezzi attraverso cui essa si manifesta e cioè il pensiero, l’emozione e l’azione, liberandola dagli automatismi che sono propri alla sostanza di questi mezzi. La passività e l’inerzia sono il carattere di queste resistenze, la cui natura è essenzialmente negativa, e perciò opposta, in polarità, alla volontà.

Inerzia ed automatismo – due aspetti di una stessa cosa – sono proprietà inseparabili della materia in tutte le sue forme, e quindi anche dei mezzi attraverso cui si manifesta la Volontà che, come lo Spirito, è invece caratterizzata dalla proprietà dell’attività. L’abitudine, gli appetiti, gli istinti e le passioni sono altrettante forme di automatismi che hanno ragione di esistenza nell’inerzia della materia e che dipendono perciò dalla parte passiva ed istintiva del nostro essere. E’ corretto usare l’appellativo di riflessi, perché in certo modo riflettono, ripetono e tendono a perpetuare ciò che la prima o le prime volte venne fatto dalla volontà cosciente, ma senza che poi la coscienza vi abbia più alcuna parte attiva. Sono il nostro passato, la nostra eredità umana che tende a perpetuarsi, approfittandosi del sopore o della debolezza della nostra coscienza che non ha ancora imparato ad esercitare il suo controllo su questi automatismi ed a dominarli colla volontà anziché esserne dominata.

Questi automatismi dominano senza contrasto nella vita vegetale  e nella vita animale; ad essi  sono dovuti sia la crescita, lo sviluppo e la riproduzione degli organismi, sia tutti gli istinti della vita animale,  dai più semplici come quelli che si riferiscono alla nutrizione, ai più complessi come le migrazioni degli uccelli, le costruzioni dei castori, l’opera intelligente delle api e delle formiche, ecc. Senza di essi la vita vegetale, animale e neppure l’umana sarebbero possibili; anche nella vita umana hanno una parte molto importante ed utile e quasi esclusiva nell’uomo dall’intelletto poco sviluppato: da essi dipendono la vita organica o vegetativa e tutti gli istinti in comune con gli animali e per di più le abitudini, che tanta parte hanno nella vita umana e, grazie alle quali, l’uomo fa le cose quasi senza accorgersene. Un esempio molto chiaro dell’aiuto che reca all’uomo l’abitudine nella sua vita quotidiana è visibile nella differenza fra l’imparare a fare una cosa od il farla per la prima volta, ed il farla dopo averla imparata.

E’ anche vero che l’abitudine è molto utile se non usurpa il posto della volontà cosciente, quando cioè è controllata e diretta dalla ragione e dalle qualità umane superiori e non si sostituisce ad esse né si pone con esse in contrasto:  è un’ottima serva, ma una pessima padrona.

Da quanto detto si evince immediatamente come fare per sviluppare la volontà: vincere le abitudini e l’inerzia della materia. In altri termini sopprimere le abitudini inutili che ci rendono schiavi (come ad esempio il fumo e gli alcolici fuori dai pasti) ed ingaggiare una lotta contro se stessi per riuscire a far sì che il proprio corpo diventi un docile strumento. La Grande Opera Spirituale comprende il dominio della Volontà sul corpo, in particolare di quelle parti che animano il sistema nervoso cosciente. Occorre controllare, poco a poco, ogni gesto, le parole, lo sguardo; occorre resistere alla fame, alla sete, alla stanchezza, al sonno, quando ciò è fattibile. Ma senza imporci delle punizioni arbitrarie ed inutili, perché quando siamo privati del sonno e del cibo, poi lavoriamo male ed il nostro umore ne risente: siamo ancora troppo legati alla materia. Solo i veri Iniziati, in cui lo Spirito ricopre il ruolo dominante, possono digiunare, vegliare, sopportare la fatica ed il dolore senza che il loro morale ne risenta e senza che ciò traspaia all’esterno.

La vitalità fisica è molto sensibile alle disposizioni di carattere. Il cattivo umore, l’ansia, il pessimismo l’indeboliscono; il buon umore, l’entusiasmo, l’ottimismo la rafforzano. Occorre mantenersi gioiosi, e dato che le opportunità per essere felici non sono sempre frequenti, occorre un  allenamento sistematico ad un atteggiamento felice. Il vero uomo di desiderio non è un individuo depresso, scontroso e perso in cupe meditazioni. Sa sorridere, può essere gaio e sa che tutte le forze hanno bisogno di riposo, in quanto durante il riposo la volontà, così come i muscoli, si rinnova e si rinforza. Una ricreazione può diventare una ri-creazione.

Tale lotta, vero combattimento spirituale, va estesa sul piano emotivo e su quello del pensiero con le medesime modalità. Emozione e pensiero devono anch’essi divenire alfine docili servitori della volontà.


Vedi anche   La Volontà – prima parte

La Volontà

Posted by Nebheptra     Category: Fuochi ermetici

L’esplicazione della volontà, intesa come fuoco ermetico, è una forza trasmutativa inferiore in potenza a quella dell’Amore, o quantomeno secondaria in quanto, non si finirà mai di dirlo, mentre l’Amore ha un potere purificatorio assoluto su tutti i veicoli del corpo umano, ciò non è affatto vero per la Volontà.
 
In altri termini, La Volontà è il fuoco capace di cuocere e sciogliere le incrostazioni della sfera mentale e la sua azione è circoscritta a tale sfera. L’Amore invece, a partire dalla sfera emotiva, influisce e trasforma anche quella mentale e quella istintiva; ed è solo grazie all’Amore che si svilupperà l’Ermete nella sua manifestazione più sublime e loquace. Dunque l’ermetista cercherà sempre di sviluppare la sua Intelligenza Emotiva prima di ogni altra cosa.

Tuttavia la forza della volontà non va trascurata perché, unita all’immaginazione, è il mezzo utilizzato per operare magicamente.

Ma cos’è questa volontà, ovvero come si esplica? E’ possibile modificare la realtà con la forza di volontà?

Un esempio sorprendente che illustra l’influenza diretta della forza di volontà concentrata sulla materia è quello dell’ago che gira in un bicchiere d’acqua. Madame Blavatsky se ne serviva per insegnare a sviluppare la forza di volontà alla sua discepola, Annie Besant. Vediamo in cosa consiste.

Si mette in un bicchiere d’acqua un ago e, per evitare che affondi, si deve coprire di un sottile strato di grasso, ungendosi le dita di olio o burro e facendole scorrere sull’ago. Poi si deve posare delicatamente sulla superficie dell’acqua in modo che galleggi senza toccare i bordi.
A questo punto bisogna sedersi davanti al bicchiere con il mento appoggiato ai palmi delle mani ed i gomiti puntellati sul tavolo. Infine quando l’ago è perfettamente fermo, bisogna cominciare a guardarlo fissandolo intensamente, senza sbattere le palpebre,  come se uscissero dei raggi immaginari dagli occhi e desiderando che giri secondo la propria volontà.
Se la concentrazione è sufficientemente forte, l’ago ruoterà.

Dunque la prima constatazione a cui si perviene è che la volontà si esplica con la concentrazione.

Ma la capacità di concentrazione dipende dalla mente. Se per un attimo si chiudono gli occhi e si comincia a “guardarsi dentro” si percepirà la propria mente come un flusso inarrestabile di pensieri, immagini e verbalizzazioni. Quand’anche si cercasse di bloccare questo flusso, si scoprirà che quest’operazione è difficilissima, quasi impossibile, a meno di non avere una mente perfettamente allenata e docilmente piegata alla propria volontà.

La seconda constatazione che se ne deduce è che sembra che i pensieri vivano di vita propria, ovvero non siano prodotti dalla mente bensì che la pervadano e la dominino a proprio piacimento.  Su questo tema Sri Ramana è provocatoriamente esplicito: “La mente è soltanto un fascio di pensieri: arrestate il pensiero e poi ditemi cos’è la mente”.  Questa è un’equazione filosofica completa, in quanto racchiude in se stessa anche la soluzione.

Il corollario della precedente constatazione è che l’uomo non è assolutamente padrone della propria mente.

In pratica si riscontra che la mente è ostile ad ogni sforzo che si compie per domarla; questo avviene perché ha una sua forma di coscienza che non coincide con quella dell’uomo. Molto spesso gli interessi dell’uomo e quelli della sua mente sono contrastanti. La riprova immediata la si nota tutti i giorni, in quanto spesso, quando si ha bisogno di usare il cervello/mente, esso si rifiuta di collaborare trovando mille pretesti quali la stanchezza, la mancanza di tempo, l’ansia, un problema particolarmente importante, ecc. ecc.

Insomma i pensieri e le emozioni si affacciano alternativamente all’attenzione cercando di far passare in second’ordine il desiderata dell’uomo.
In altri termini è come se nella nostra testa non esistesse una sola entità, ma molte e differenti, le quali tutte insieme cercano di convivere trovando volta per volta un compromesso tra il desiderio dell’una ed il desiderio dell’altra.

Un coacervo di Io, ognuno con un proprio obiettivo. Un coacervo di pensieri, emozioni, desideri spesso contrastanti e che si sovrappongono l’uno sull’altro senza sosta, cercando ognuno di avere il predominio, perché tale momentaneo predominio, tale seppur breve momento di messa in evidenza è, per loro, la Vita.

Ora, se in una mente sgombra dalle migliaia di pensieri passati, presenti e futuri, dunque mente libera da tutto in tutto e per tutto, in questa mente cosa accade se si concentra un solo ed unico pensiero? Quale può essere la sua forza d’urto?

Quando, tramite una lente, concentro i raggi del sole in un unico punto, riesco ad ottenere un calore sufficiente ad appiccare il fuoco.

La concentrazione della mente, l’attenzione, agisce allo stesso modo. E’ il fuoco della lampada che rischiara e riscalda. E’ luce che illumina e purifica. Concentrare tutta la propria attenzione su di un singolo oggetto significa eliminare tutti i fattori di disturbo (pensieri vaganti) che non sono legati all’oggetto stesso. In una fase avanzata la mente va liberata da tutto, finché non resta che il nulla.

Ed ora torniamo alla volontà. La volontà si esplica con la concentrazione. Maggiore sarà la capacità di concentrazione, maggiore sarà il potere della volontà. Ma attenzione, non serve uno sforzo fisico o nervoso per esplicitarla. Lo sforzo richiesto per leggere e capire questo post è sufficiente per applicare la forza di volontà con successo. In quanto, in questo minuto dedicato a leggerlo, non avete impegnato la vostra mente che alla sua comprensione.

“Se ti parlo di volontà non significa che devi creare uno sforzo, una tensione, come ti trovassi di fronte ad un impedimento; la vera volontà è libera da tensione, da sforzo, dalla rigidità nervosa; essa è qualcosa che nasce nel mondo delle non-resistenze, fuori dalle dimensioni spazio-temporali; è un atto libero, innocente, sottile, secco; è il volo di una rondine, la quale saetta nell’immobilità perfetta delle sue ali.”  (Raphael, La Triplice Via del Fuoco)

Fuoco d’Amore

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Nel post dedicato all’atanor , si è spiegato che nell’uomo è possibile individuare tre sfere di influenza:

 1) l’area mentale, connessa al piano delle idee, ovvero all’influenza divina, allocata nella testa.
2) l’area emozionale, connessa alle sensazioni ed alle emozioni, allocata nel petto.
3) l’area istintiva, connessa alle forze telluriche e sessuali e alle passioni, allocata nel ventre/genitali.

Per ognuna di queste sfere è possibile individuare un Fuoco, un motore capace di sciogliere le impurità e di ricondurre la materia prima al suo stato primitivo. Si può aggiungere che ci sono scuole differenti di pensiero che prediligono l’uno o l’altro fuoco in funzione della sfera preferenziale su cui agire. Le differenti Vie d’ascesi (via umida, via secca, via tantrica, via cardiaca, via isiaca, via solare, ecc., ecc.), di cui si parla talvolta anche a sproposito, differiscono proprio in funzione della sfera maggiormente “sollecitata” dalle pratiche della scuola prescelta.

I fuochi, come si può evincere facilmente, sono :

per la sfera 1 -> la Volontà
per la sfera 2 -> l’Amore
per la sfera 3 -> l’Energia sessuale

Le cose sono ulteriormente semplificabili se solamente si immagina l’energia sessuale come una forma rozza e primitiva di Amore divino, capace di generarlo tramite una sorta di processo di digestione/parto: non a caso Cupido (amor puro) è figlio di Venere (amor profano).
In definitiva due fuochi.
Infatti l’Amore puro, inteso come fuoco ermetico, può essere acceso e localizzato anche nella sfera più bassa. Tra l’altro se si pensa che il calore tende a salire, si può pensare che, più in basso pongo la sorgente di calore, meglio riesco a riscaldare tutto il corpo. Dove riscaldare vale bruciare le impurità. Forse è per questo che Dio ha posizionato la kundalini nel perineo, ovvero la zona più in basso in assoluto del tronco umano.
Sta di fatto che l’Amore, una volta acceso, ovunque lo si accenda, è in grado di scaldare tutte le sfere indistintamente.

Ed infatti gli alchimisti affermano che l’Amore è il fuoco principe di tutta l’Opera Alchemica.

Secondo l’Orfismo, Eros/Amore è la possente forza creatrice originaria che fa muovere il cosmo intero. E’ la divinità che dal Caos primitivo trasse il cosmo ordinato. 

Raphael, ne “La Scienza dell’Amore”, pag. 86 afferma:
“Dunque, il Dio che per primo emerse dalla Notte e che diede vitalità e movimento all’esistente è stato Eros, spesso identificato con il Fuoco non sostanziale, che a sua volta manifestò il Fuoco sostanziale (akasha) anche se di ordine intelligibile. Egli è inoltre Elettricità vitale, è il Fuoco sacro degli zoroastriani, il Fuoco di Ermete, la Folgore di Cibele e la stessa Torcia fiammeggiante di Apollo”.

L’Amore di cui si sta parlando è quello che ha il potere di rianimare ciò che sembrava morto e di rendere nuovamente giovane e bello ciò che appariva vecchio e cadente; è l’Amore che genera le meraviglie del mondo e dell’universo, è quello che fa muovere e brillare il sole e le stelle, è quello che ricopre la terra di fiori, di foglie e che riempie di gioia tutti coloro che vivono nel mondo.
Non si tratta dunque dell’amore che normalmente conoscono gli uomini, ma è una potentissima energia creatrice, trasformatrice, generatrice ed armonizzatrice che non ha nulla a che fare con l’amore sensuale, che è solo una sua limitata e parziale eco.

Questo Amore è un Fuoco perché brucia le impurità e brucia letteralmente: chi riesce ad accenderlo sente un’inequivocabile sensazione di calore che non lascia adito a dubbi.
Ed è un Amore magico, in quanto la sua comprensione, ovvero il riuscire a manipolare questa energia, permette di ottenere le realizzazioni più stupefacenti agli occhi dell’uomo comune.
L’Amore magico e divino non è un sentimento o un semplice stato d’animo, ma uno stato d’essere.

I riti ermetici sono gli strumenti più efficaci per imparare a conoscere, ad alimentare e a sviluppare questo Fuoco.

Mario Krejis, nella Lettera ad un aspirante ermetista , afferma:
Resta da dire sull’Amore. Non intendo far riferimento all’amore sentimentale, né all’amore mistico, ma ad uno stato di profonda esaltazione psichica, nel quale l’uomo diventa capace di esteriorizzare la propria sensibilità, fino a proiettarla nell’invisibile, divenendo interprete di ispirazioni superiori e di volontà non umane; uno stato molto particolare, che l’Ermetismo definisce di Mag, ossia di coscienza alterata o di trance lucida, che rappresenta la forma di amore superiore che si deve stabilire in ogni Ermetista.
Non é il caso che ti spieghi come si sviluppa il Mag. Sappi però che, per andare all’università, occorre aver frequentato le superiori. Allo stesso modo é necessario allenarsi gradatamente all’amore, fino a trasformare lo stucchevole sentimentalismo dell’uomo comune, in amore magico, ossia inducente il Mag.
In tal senso, le pratiche ermetiche costituiscono la via maestra.

(…)
Ed infine serve amare, amare, amare!
Chi? Che cosa? Si comincerà con l´amare il proprio Maestro e dopo, man mano che si entrerà nell´Invisibile, si ameranno anche le Creature che ci verranno intorno, fino a renderci degni dell´unico vero Amore: quello dell´Anima e di noi stessi”

E Amonosis, in Ricordami ancora :
“L’amore è una forza straordinaria, un propellente misterioso che spinge le cose a trasformarsi incessantemente. Nel campo superiore l’amore finisce di essere un semplice sentimento per divenire uno stato vibrante dell’anima, conseguito il quale essa può espandersi nell’energia sottile dell’Invisibile, riuscendo a cogliere le infinite sfumature del mondo spirituale. Sarebbe inutile dilungarsi oltre.

Il mio monito è di amare. Si inizia dando valore alle proprie sensazioni, valorizzando quelle che generano emozioni potenti e positive. Come la fantesca del Mutus Liber, occorre lavorare pazientemente su se stessi, raccogliendo col mestolo della costanza le tante impurità che galleggiano nel soluto dell’anima, dopo che il Fuoco dell’Arte ha iniziato la mistica distillazione.
Poi, divenuti più leggeri, si deve saper proiettare l’energia del vero Amore sulle persone care, sulla propria famiglia e sugli ammalati, sforzandosi di coltivare la fede in Dio e negli eterni valori della Tradizione.
Infine occorre purificare il proprio sentimento da ogni residuo di bestialità, cercando di comprendere il significato della rinuncia e della continenza. Così si potrà essere pronti per l’incontro fatale che forse, un giorno lontano, per grazia di Dio trasformerà la nostra vita.”