I Metalli

Posted by Nebheptra     Category: Alchimia, Metalli

Sedir, in Storia e Dottrina dei Rosacroce, cita i 12 “Arcani dell’adepto” insegnati da Madathanus, 1621, tra cui:

(5) Impara a conoscere l’origine dei metalli in te stesso
(8) Impara la teoria prima della pratica
(12) L’arcano è puramente interiore
 
Il primo passo che l’alchimista deve affrontare è il nosce te ipsum, ovvero fare un’analisi impietosa di se stessi per capire e conoscere le proprie qualità positive  e negative. Il secondo passo è quello di cercare di mutare le qualità negative in positive, seguendo il famoso acronimo Vitriol, Visita interiora terrae rectificando invenies occultam lapidem, che si traduce maccheronicamente in: analizzati profondamente e rettifica ciò che ne necessita per alfine trovare la pietra nascosta.

A proposito del primo precetto citato, si sa che gli alchimisti si occuparono di soli sette metalli, e secondo un’antica tradizione gli associarono i sette pianeti allora conosciuti nel seguente modo:

l’oro al Sole
l’argento alla Luna
il ferro a Marte
il rame a Venere
lo stagno a Giove
il piombo a Saturno
il mercurio a Mercurio

Tali corrispondenze mostrano la relazione esistente tra alchimia e astrologia fondata sul primo principio della Tavola di Smeraldo: Ciò che è in alto è come ciò che è in basso e viceversa.
L’astrologia e l’alchimia derivano infatti dall’ unica radice della Tradizione Ermetica e hanno tra di loro la stessa relazione che vi è tra il Cielo e la Terra.

Secondo i Filosofi è possibile fare l’ulteriore seguente associazione:

Sole – cuore
Luna – cervello
Marte – vescica biliare
Venere – reni
Giove – fegato, polmoni
Saturno – milza, scheletro
Mercurio – sistema nervoso

Tali corrispondenze, oltre a quelle sussistenti tra i pianeti con il mondo minerale e vegetale, sono utilizzate in spagiria per preparare medicamenti e ritrovati, seguendo il famoso detto paracelsiano: l’astro è guarito dall’astro.

A noi interessa invece analizzare i metalli/pianeti secondo l’ottica dell’Alchimia spirituale. Essi, in tal senso, rappresentano specifiche qualità negative o positive (vizi e virtù) presenti nella materia prima dell’operatore.

In particolare il Sole, nella sua accezione positiva, dona piacevolezza, dignità, distacco, carisma, potenza; in quella negativa desiderio di voler prevalere su ogni cosa ad ogni costo, anche se a torto, e compiacimento nell’asservire gli altri.
La Luna, nella sua funzione positiva, dona amabilità, dolcezza, sensibilità e purezza; in  quella negativa mutevolezza, instabilità, fragilità e vittimismo.
Marte, se positivo, dona tenacia, senso di disciplina e della gerarchia, coraggio; nella sua accezione negativa irascibilità, tendenza alla violenza e alla sopraffazione dei più deboli.
Mercurio, nella sua accezione positiva, dona astuzia ed abilità; in quella negativa predisposizione all’imbroglio e alla menzogna. Mercurio negativo è una nemesi per l’operatore, in quanto chi lo possiede è uso mentire anche a se stesso e difficilmente riuscirà ad essere sufficientemente onesto con sé da poter condurre una corretta analisi.
Giove, nella sua veste positiva, dona piacevolezza di carattere, bonarietà e benevolenza; nella sua veste negativa genera pigrizia, svogliatezza, incapacità di concludere le cose.
Venere positiva è colei che dona l’Amore sacro, che, come dirò in un post successivo, è il Fuoco ermetico più importante e che, solo, può portare a compimento tutta l’Opera; Venere negativa lega invece univocamente all’amore profano, che tutti conoscono, e che genera desideri di lussuria, gelosia e desiderio di possesso.
Infine resta Saturno, il nero piombo, che se positivo dona la capacità di restare saldo ed impassibile anche nelle situazioni più difficili e dolorose, forza fisica e forza d’animo, e capacità di concentrazione nello studio; se negativo rende perfidi e vendicativi, tristi e lugubri.

Bisogna dunque ricercare dentro di sé tali metalli e mutare le caratteristiche negative in positive per trasformarli tutti nella loro controparte nobile utilizzando il Fuoco alchemico.

In altre parole, la coscienza corporea, caotica ed opaca, soggetta alle passioni e alle abitudini, costituisce il metallo volgare, dato dall’insieme dei metalli vili suddetti. In essa, l’Anima e lo Spirito sono come soffocati, ottenebrati e mescolati alla Terra. La mescolanza di tali metalli non è omogenea e nel risultante metallo volgare si troveranno varie gradazioni di essi, tanto che spesso è molto difficile rintracciare l’uno o l’altro componente.
Al contrario, la coscienza corporea illuminata, corrispondente alla somma dei metalli nobili, è in sé stessa una modalità spirituale d’esistenza.
Per portare a termine il suo lavoro, l’alchimista deve dapprima estrarre l’anima dal metallo vile; poi il residuo corporeo deve essere purificato dal fuoco fino a non essere altro che cenere.
A questo punto l’anima deve essere nuovamente unita ad esso.
Quando il corpo è così dissolto nell’anima, di modo che l’insieme costituisce una pura materia, lo Spirito agisce sull’anima e le conferisce una forma imperitura, il cosiddetto corpo di gloria. In altri termini, lo Spirito reintegra la coscienza corporea individuale nella sua forma puramente spirituale, dove essa rimane immutabile in tutta la sua pienezza.

A proposito di corpo di gloria mi sovviene che Madathanus parla anche di un gioiello simbolico dei Rosacroce: una rosa, sulla quale si staglia una croce adorna di tredici cristalli, pietre preziose, di cui quello nel centro è un diamante.
Ora, per chi ha memoria, nella sua Teogonia, Esiodo aveva parlato di un metallo indomabile riservato ai soli Dei, dal quale gli altri metalli avrebbero avuto origine.

Sappiamo che i metalli classici sono 7, e sappiamo anche che i cristalli classici sono 13. Sette i pianeti, i giorni della settimana che ne traggono nome, ma tredici le divinità greche Olimpiche, cioè 7 maschili: Crono (Saturno), Zeus (Giove), Apollo, Ermete (Mercurio), Ares (Marte), Efesto (Vulcano), Poseidone (Nettuno), e 6 femminili: Era (Giunone), Atena (Minerva), Afrodite (Venere), Artemide (Diana), Estia (Vesta), Demetra (Cerere). Crono (il tempo, Saturno) è a sua volta figlio di Urano (Cielo) e Gea (Terra), e padre di questi due è il Caos. Delle 13 divinità anzidette, dodici si fondono a sei coppie (alternate) nei giorni feriali, mentre Saturno rimane solo: è il tempo che loro presiede e che domina il sabato (giorno del riposo).

Il corpo di gloria, non è altro che l’indomabile cristallo adamantino (dal greco adamans=indomabile), il diamante, il metallo perduto di Esiodo. L’uomo, Adamo (fatto di terra, humanus da humus), con il lavoro alchemico  potrà diventare adamantino, indomabile in quanto duro (materia) e lucente (spirito), incorruttibile, come il diamante.

Un po'(st) di musica

Posted by Nebheptra     Category: Musica

Certe volte, come stasera, ho bisogno di sentire questa canzone.

Read more…